[theories]
Proibizionismo sessuale e bieca mercificazione 15/02/2010
[sourcecode][theories][15/02/2010][ITA]


Insomma viviamo in una società puritana, sulla carta, ma che ci concede nella pratica spazi sempre più ampi di trasgressione, a patto che essi risultino esclusi dalla luce dell’ufficialità; d’altra parte, la condanna sempre più forte e veemente, arcigna e isterica fa sì che di fatto la discrasia si ingigantisca: agiamo in un certo senso su due poli di una tensione che è essa stessa l'oggetto del desiderio. Perché ciò che c'interessa, ci intriga, è il vizio (almeno secondo la definizione della morale corrente indotta dai creatori di opinione suddetti) e non l'oggetto in sé che ha l'attributo del vizioso. Esempi ne sia il fatto che pochissimi parlano realmente di sesso come oggetto, come concetto, come fatto attorno al quale sia necessaria (e salutare!) una discussione – e forse un movimento di liberazione “antiproibizionista”.
Il vero oggetto della discussione, il suo fine, non è esso, bensì il prurito stesso che gli è relativo e che scatena l'interesse che funge da propellente alla discussione.
Accrescendo quindi il potenziale di vizio - e questo si ottiene contraendo il parametro morale - e aumentando la sua esposizione, aumenta in proporzione l'interesse (e questo è un dato positivo, su un piano della richiesta, concetto mercantilmente fondamentale).

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