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RIFLESSIONI SU POPPER - APPUNTO NUMERO 1 25/04/2009
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[Nota al punto C: consideriamo l’esempio di un ramo X dell’umanità geneticamente più forte e performante fisicamente rispetto al ramo Y, all’interno di un ambiente in cui la forza fisica, o la resistenza muscolare, sia determinante ai fini di una maggiore aspettativa di sopravvivenza e filiazione. Ipotizziamo, caso forse raro, ma non logicamente impossibile, che tutti gli individui Y siano sottoposti ad un intensivo allenamento fisico cui gli X invece non sottostanno. Questo farà sì che gli Y, pur dotati di un DNA meno adatto e di caratteristiche di partenza differenti, diventino improvvisamente concretamente più adatti. Considerando l’effetto di questo fenomeno su una lunga durata, il DNA degli Y potrebbe giungere ad imporsi nonostante rappresenti un’opzione meno utile dal punti di vista della selezione naturale. Il punto, abbastanza chiaro, è che il genotipo rappresenta una potenzialità, non una serie di caratteristiche attuali. E nello sviluppo delle potenzialità l’ambiente svolge un ruolo assolutamente determinante, e quindi la selezione naturale può teoricamente, in un esperimento ideale, deviare in base all’induzione dell’ambiente. Ecco: qui il parallelo con la teoria popperiana non può funzionare, perché la separazione tra potenza e atto nel campo delle teorie scientifiche non può e non deve essere decisiva sul piano della sua eliminazione o accettazione. Sarebbe come affermare che una teoria scientifica potenzialmente valida, ma “realizzata” (realizzata sperimentalmente? O forse semplicemente sperimentata?) in modo fuorviante a causa delle condizioni ambientali, venisse definitivamente scartata come non valida e quindi accantonata a favore di una meno valida ma più efficacemente provata per qualche coincidenza.

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