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SUL CONCEDERSI: IL CORPO PER UN UTILE 04/05/2008
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Non si comprende quindi, a fronte di una scala di valori condivisa e sopra mostrata, per quale motivo non possa essere altrettanto accettabile (su un piano morale e sociale, non di scelta personale che è un fatto privato e quindi relativo) un compromesso inferiore, ovvero la perdita dell’intangibilità corporea.

Unico emendamento: fare appello al fatto che l’uso della carnalità rappresenta un fattore discriminante, in quanto gli esseri umani sono ovviamente dotati in modo differente su quel piano, e non è affatto possibile una perequazione. In parole povere: il problema sta nel fatto che alcune persone sarebbero fortemente ambite, altre molto meno.

Ma (1) non è questo il principio che muove gli stigmatizzatori: qualcuno è insorto contro la scorrettezza rappresentata dal fatto che le ragazze coinvolte in Vallettopoli erano più avvenenti della media, e quindi questo era un fattore di grande disparità? No.

E (2) anche nel caso degli altri valori, ovviamente, esiste oggi come oggi una forte sperequazione – libertà, ricchezza, posizione sociale. Il problema in effetti sarebbe far sì che tutti potessero godere dello stesso grado di desiderabilità fisica: ottenuto questo, non ci sarebbe alcuna controindicazione. Sono disposti i benpensanti a dare il loro avallo a questa dichiarazione, supponendo quello stato ideale di parità estetica? Suppongo di no, e questo dimostra che non è questa la chiave del problema.

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