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SUL CONCEDERSI: IL CORPO PER UN UTILE 04/05/2008
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Ma se sul piano della valutazione dell’agire singolo questa condotta è pienamente comprensibile, essa è e rimane soppesabile soltanto attraverso una prospettiva di prima persona, un “punto di vista interno”.

E quindi l’affermazione: “Non concederei mai il mio corpo” è pienamente giustificata, e – anche dal sottoscritto – ampiamente condivisibile. Ma questo non rappresenta affatto una sentenza estensibile a terzi. Nel senso che nel momento in cui una persona si trovi a proprio agio col farlo, essa non è moralmente criticabile in modo ragionevole, proprio per le motivazioni addotte poco innanzi.

Io, come persona senziente e responsabile di me stesso, posso accettare ad esempio che nel processo di vita lavorativa venga calpestato il mio orgoglio, posso accettare di vendere o corrompere il mio ideale di vita, la mia libertà, la mia dignità, la giusta retribuzione dei miei meriti, la mia libertà o i criteri universali di uguaglianza che dovrebbero regolare il mondo. Ovvero valori di grandezza infinita, anche nella vita di un singolo individuo. Tutto questo può essere accettato legittimamente – e di fatto viene compreso nella prassi del normale vivere nel mondo.

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