[essays]
FIGURE DELLA CRITICA 05/03/2008
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Se effettivamente un primo approccio alla pellicola la può far sembrare carattere totalmente positivo (rappresentando forse il punto di vista del regista, ovvero quello di colei che al di là di tutto vive in modo svincolato dalla morale cristiana in quanto tale, pur non dimenticando dignità e senso etico – anche qui, nessun paradosso), arriva il momento dell’emersione della malvagità (il furto, e la conseguente non restituzione, del ciondolo sacro di Crispina, sua pari).

Una analisi superficiale potrebbe portare semplicemente a galla la sua umanità, ovvero il suo ‘lato oscuro’: d’altra parte l’empietà è in linea di massima un carattere evidenziato, alimentato da se stesso, spesso innescato in una persona (ma anche in una collettività) dal contatto con un atteggiamento analogo (sopruso diretto, ambiente circostante).

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