[essays]
Un vergognoso popolo di senza Dio! 18/01/2008
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Il dissenso, in altre parole, fa parte da sempre delle dinamiche della vita pubblica (reperita juvant: con questo non si intende difendere la posizione espressa dalla minoranza contestatrice, ma solo il diritto sacrosanto di manifestarla con le modalità con cui è stato fatto), resta da chiedersi perché si scateni una simile levata di scudi bipartisan in difesa di chi di difesa, in effetti, tutto questo bisogno non ha – ribadendo oltretutto che la scelta di ritirarsi dall’impegno è stata libera e cosciente.

Tutti gli elementi a contorno, poi, sono influenti ancorché non esaminandi in questa sede: dalla scelta quantomeno discutibile di organizzare l’evento stesso, al fatto che in ultima analisi, specie oggigiorno, il contrasto tra ambiente scientifico e accademico laico e cultura ecclesial-clericale è particolarmente pronunciato, tra diatribe e vere lotte senza quartiere su temi che incrociano non solo stato e spirito, ma anche la quotidianità diffusa, e che quindi non possono non generare passioni brucianti (e a questo proposito coloro che hanno proposto un parallelo con gli anni ’70 farebbero meglio a riaprire schedari e archivi: non esiste né l’ardore, né la trasversalità, né lo slancio idelogico, né la natura socialmente imperativa che caratterizzava i moti dei settanta – tra l’altro caratterizzati da numeri di altro spessore. E, fortunatamente, anche certi eccessi di brutalità sono ben lontani).

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