[essays]
"A Scanner Darkly" 23/06/2007
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‘Find your terms’ controbatte Arctor di fronte alle sciocche, rigide e vuote affermazioni dei dottori (seguendo la generale diffidenza di Dick nei confronti della scienza che voglia autodefinirsi esatta), paradossalmente i deboli rappresentanti di una società in cui il senso è puramente convenzione (o, appunto, imposizione) refrattaria ad ogni istanza di rielaborazione, riprogrammazione offerta da un reale cangiante ed inafferrabile, cui è solo possibile opporsi, da cui si può solo decidere di distaccarsi (esattamente quello che farà il personaggio di Cypher in “Matrix”, scegliendo di tornare all’interno di una simulazione coordinata e coerente, ma lontana e scollata da ogni bagliore di verità sondabile).
L’altra macroscopica declinazione di questa struttura polarizzata che contraddistingue l’intera economia del film (ce ne sono ovviamente anche altre, tra cui quelle esplicite tra Arctor ed il suo alter-ego Fred, oltre a quella, causata dall’assunzione della sostanza D, del conflitto tra i due emisferi del cervello) è quella, riconducibile esplicitamente alle intuizioni di Dick riportate nelle sue Esegesi, è quella che propone l’esistenza di due fasi antagoniste nel sistema della percezione e dell’elaborazione del reale.
Come tra la divinità e l’uomo si situa Zebra, platonizzante macchina proiettiva del reale esperito (al centro di “Valis”), “A Scanner Darkly” propone un sistema interamente basato sulla tensione tra dimensione tecnologizzata, telerealtà (per parafrasare Virilio), e mondo vero (piano peraltro non disponibile all’uomo). Un conflitto non superabile, cui le diverse classi di individui (due, principalmente) trovano due risposte differenti: da un lato la manipolazione attiva e violenta (come già accennato) di quelle stesse strutture che hanno generato la frattura tra ombre ed oggetti, sfociante nella tremenda confraternita del brainwashing denominata “New Path”, dall’altro l’unione con quelle stesse strutture, l’accettazione della dissociazione indotta (dagli stupefacenti, tanto creatori di allucinazioni quanto il broadcasting continuo, dalla disindividuazione), un fenomeno che piega la volontà ma ripristina una forma alternativa di idios kosmos (nelle parole di Dick), molto meno compatto ma anche meno inflessibile, e quindi più umano, e più in linea con lo spirito della post-modernità.

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