[essays]
"A Scanner Darkly" 23/06/2007
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In questo senso, “A Scanner Darkly” moltiplica e ripropone un aspetto peculiare del romanzo su più piani di lettura e di analisi, ovvero la polarizzazione tra elementi dialetticamente antagonisti. Tra le opere del periodo gnostico dell’autore si tratta certamente di quella che risente più vivamente delle influenze ascrivibili alle fasi artistiche precedenti (oltre che della complessa biografia dello scrittore, da un certo punto della sua vita fermamente convinto di essere al centro di indagini dell’FBI), soprattutto nei termini di una forte componente politica, esplicitamente rivolta alla critica orwelliana del potere e del monopolio della forza da parte delle organizzazioni governative.
La polarizzazione, quindi, è tra le pagine del libro una tensione che coinvolge governo, da una parte, detentore degli strumenti dell’attribuzione di senso (è in grado di stabilire criteri di normalità, ma soprattutto è l’unico depositario dell’istanza semantica, si vedrà in seguito in quale senso), ancor prima che del monopolio della forza, ed il popolo, quasi interamente dedito al consumo di droghe, affogato in una condizione di totale sbando civile.
Questa polarizzazione si riflette (mirabilmente), nel film, nella differenza di collocazione all’interno di una definizione di realtà post moderna (si veda la definizione di A. Auteliano in “Cronosismi”). Le appendici del governo sono ancora vincolate ad un sistema totalmente lineare ed antientropico (e fortemente legato alla logica classica), dal punto di vista della gestione sociale ed ancor prima della valutazione di psiche, conoscenze, opinioni.
In questo senso, appunto, il primo ruolo del sistema strutturato, nel film, è proprio un ruolo di imposizione semantica (necessario in un mondo riprogrammato dall’esubero di tecnica, dalla proliferazione di tecnologia negli interstizi della realtà, e quindi dall’indebolimento conseguente dell’istanza semantica prerogativa – ad esempio secondo Searle – della mente umana), ben raffigurato nella sequenza che vede Arctor affrontare il primo colloquio con lo staff di psicanalisti della centrale di polizia, i quali elaborano le proprie diagnosi sulla base di schemi di attribuzione di significato (a figure, a parole) totalmente inflessibili, e coercitivi. E, inevitabilmente, fallimentari, soprattutto tenendo in considerazione la deformazione impressa al reale dalla proliferazione incontrollabile delle immagini, delle informazioni, del broadcasting (in totale consonanza con la cancellazione del reale proposta da Baudrillard ne “Il delitto perfetto”).

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