[essays]
Ho un aereo, ma non ho una meta 07/11/2012
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Non fosse così, d’altronde, il concetto di intelligenza artificiale sarebbe molto meno ineffabile di come è, saremmo capaci di progettare forme di vita, o comunque costruzioni mentali, senza far riferimento alcuno alla semantica, all’emozionalità, o altro. Invece, nella generazione di percorsi definibili come intelligenti (in termini di orientamento, sviluppo, sostenibilità, ecc.) la semantica, così come l’estetica, l’etica, l’ermeneutica, hanno un ruolo impossibile da eliminare.

Certo, rilevarne i meccanismi funzionali è molto meno semplice, l’analisi algoritmica non è possibile, ma a meno di non voler dire che qualcosa di non semplice non ha il diritto di essere sviscerato (attenzione: potrebbe essere un boomerang per tutti gli scientisti) o indagato, non pare possibile tagliar fuori tutto il campo umanistico come vuota, inutile chiacchiera, o passatempo per salottieri.

Perché sarà pur vero che la cultura non si mangia, ma lo è altrettanto che senza cultura si mangia per niente.

Sennò si finisce con l’avere un telefono eccezionale che ci fa parlare con un aborigeno dall’altra parte del mondo, senza aver assolutamente nulla da dire, se non che si ha questo bel telefono.


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