[essays]
Ho un aereo, ma non ho una meta 07/11/2012
[sourcecode][essays][07/11/2012][ITA]



La giovane, volendo seguire queste ultime, sarebbe la maggiore indiziata di colpevolezza nei confronti della sua disagiata condizione lavorativa: furbescamente (anzi: oziosamente) responsabile di scelte accademiche facili (“Un master in vattelappesca”, o una “Laurea in salumeria”), edonisticamente bramosa di solo svago (“Ti sei voluta divertire a studiare quello che ti piaceva?”), la ragazza avrebbe il torto di lamentarsi della propria situazione quando di fatto la sua professionalità, se non inesistente, risulta essere almeno dubbia, ma soprattutto mercantilmente inutile.

Ora: al di là dell’ovvia considerazione sui toni, accesi come solo la frustrata invidia di chi ha, a malincuore, venduto se stesso a un privilegio socioeconomico può generare, è piuttosto avvilente constatare come un’orda di professionisti del ramo tecnico (perché forse sarebbe il caso di tracciare nuovamente la distinzione tra questo e l’universo scientifico, che eventualmente ne è contenitore, ma non certo coincidente) riesca in un colpo solo a deturpare il concetto di cultura e dimenticare radicalmente l’uso della logica, nell’analisi di un problema.

[PREV] [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [NEXT]