[essays]
Ho un aereo, ma non ho una meta 07/11/2012
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Questa, sostanzialmente, è stata la risposta automatica a ogni indignato censore dell’orazione ministeriale. Una risposta trasformatasi, in breve tempo, in una rappresentazione cristallina di un approccio al mondo del lavoro, anzi, alla società. Una specie di mantra utile a capire chi siamo, dove siamo diretti, e soprattutto che rapporto dobbiamo avere gli uni con gli altri, in questo complesso telaio relazionale che è la società civile.
Poco da dire – salvo che, forse, si poteva trovare un modo migliore di invitare la popolazione a prenderne atto, rispetto a quel deprecabile vocabolo importato dalla perfida Albione. Poco da dire, non fosse che, ahimé, questa risposta è sbagliata.

Sia chiaro: non sbagliata tout court. Perché sarebbe folle non riconoscere a questa sintetica descrizione dei tempi correnti veridicità e coerenza.
“Descrizione”, appunto: qui sta il nocciolo dell’errore. La confusione si situa in quel sottile scarto che esiste tra dimensione descrittiva e dimensione normativa. Ciò che è, e ciò che dovrebbe essere.

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