[essays]
Ho un aereo, ma non ho una meta 07/11/2012
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Ma questo, sinceramente, è un problema molto sottile, sofisticato, ed è naturale che difficilmente, prima di scrivere un commento – o una serie di avvampati inulti – si abbia il tempo di riflettere su ciò che si ha da comunicare sulla propria visione del mondo. Specie se si è abituati a ragionare di sola tecnica.

Ciò che invece stupisce, come accennato precedentemente, è che simili risposte tradiscano una sostanziale mancanza di logica, strumento che dovrebbe essere ben saldo nelle mani di chiunque avanzi con prosopopea il proprio status di studioso di scienza.
I sintomi di questa mancanza sono ben tre, vediamoli sinteticamente.

Punto primo: si fa presente che il mercato del lavoro non può dialogare con una realtà accademica, come quella delle discipline umanistiche, caratterizzata da un sovrannumero grave, mentre, al contrario, la forte necessità di professionalità provenienti da un campo meno frequentato come quello delle scienze permette di trovare facilmente un lavoro. A rigor di logica, immaginando una diversa distribuzione, ci troveremmo ad avere l’area scientifica ad essere inondata da studenti meno dotati, svogliati, incapaci di terminare gli studi in tempi accettabili (con dei costi sociali importantissimi), pronti a rimpolpare le fila di quello che sarebbe un fronte di mestieranti senza qualità.
Insomma: la competitività del titolo diventerebbe minore, ma soprattutto si assisterebbe a un fenomeno logicamente assurdo, ovvero l’impiego di risorse utili in ruoli non adatti, con conseguente estromissione (dato che la meritocrazia tout court è impossibile, e in un ambiente sovraffollato le stime sui valori diventano giocoforza meno precise, sia per l’assottigliamento dei tempi di valutazione, sia per il minor ordine organizzativo) di un buon numero di professionisti potenzialmente migliori.

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