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Cogito, ergo cogito 23/02/2010
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Cogito, ergo cogito

Equilibri tra forze egualmente perdenti. Ma una di esse ci permette di osservare gli equilibri stessi.


Chiedersi da dove derivi l’universo, quale sia la fonte di scaturigine, che senso abbia parlare di tempo (secondo il senso comune) internamente alla questione di cosa esisteva prima di esso, e che cosa esisterà dopo di esso: quesiti cosmici, fondamentali, profondi. Senza reale risposta – almeno nella misura in cui nessuna verifica può mostrarsi realmente fondata, per sempre, alla prova dei fatti. Magari anche l’universo è un disco piatto sul dorso di una tartaruga. E tutti sanno che ogni tartaruga, poggia su un’altra tartaruga.

Insomma, pare chiaro: qualunque domanda può essere replicata a ritroso, all’infinito, ricorsivamente. Qualunque risposta, essere falsificata, distrutta, cancellata. Che cosa esisteva agli albori? E che cosa esisteva prima?
Quel maledetto “prima”: una funzione iterabile all’infinito. Cosa esisteva prima degli albori? E ammesso che fossimo in grado di rispondere – per esempio: palta – che cosa esisteva prima della palta? E prima ancora? E ancora?

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