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Il cuore tragico dell'esistenza 15/02/2010
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Il cuore tragico dell'esistenza
Dove si dirige lo sguardo di chi osserva l'universo


“La sensibilità è il dono del soffrire: essere sensibile vuol dire camminare a piedi scalzi sui ciottoli acuminati della strada, passare con una ferita aperta al costato in mezzo a una folla che vi urta da ogni parte e da ogni parte vi dà gomitate.”

C. Tillier

L’ambiguità del valore della sensibilità è fatto noto: stabilire se essa sia un bene, un tratto caratteriale da ricercare, coltivare, accrescere, è molto difficile, probabilmente impossibile senza operare una reale petizione di principio, alla base, volta a stabilire se l’utile ricercato sia funzionalmente collegato più al piacevole o al giusto – insomma: l’annoso problema della ricerca di una finalità della vita in sé – e il sottoscritto ha più volte ribadito, in articoli precedenti, che l’unica etica che pare accettabile a meno di non includere ragioni morali estrinseche quali Dio, è un’etica utilitaristica collettiva fortemente razionalizzata.

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