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Nuove professioni per l'era post-moderna: il "modulatore" 11/02/2010
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Una nuova professione: il "modulatore"
(Ovvero: contro l’esaltazione della specificità professionale e culturale)


È un dato di fatto che il coefficiente di complicatezza della realtà, dal punto di vista della quantità di informazioni entro cui è necessario sapersi orientare, cresce in maniera esponenziale. Secondo filosofi come Virilio e Baudrillard, sostanzialmente, abbiamo già ampiamente superato il punto critico d’equilibrio, e il reale concreto è dissolto in modo irrimediabile.
Tuttavia la vita biologica continua, così come continua – a meno di una disconnessione radicale da tutto ciò che è scibile, tecnica, cultura, comunicazione – l’attività socialmente orientata di ogni singolo individuo, e il percorso umano di studio, autocoscienza, manipolazione di dati e sistemi teoretici. In altre parole, la realtà multiforme, non limitata, schiumosa e in perenne germinazione va affrontata modificando sia le meccaniche di metabolizzazione dei suoi impulsi, sia le pratiche di elaborazione, sia i percorsi di lettura.

Deve mutare lo spirito – e in questo senso la fusione tra biologia e tecnologia, specialmente informatica, offrirà nel tempo prospettive sempre più valide per commisurare le nostre capacità computazionali all’apparente caos inestricabile del mondo – ma deve mutare anche l’organizzazione pratica, produttiva, lavorativa.

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