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RIFLESSIONI SU POPPER - APPUNTO NUMERO 1 25/04/2009
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RIFLESSIONI SU POPPER

APPUNTO NUMERO 1su “Tre saggi sulla mente umana”, Armando, 2002.
Pag. 74, appunto di W.W. Bartley.

Scrive Bartley: “[..] l’induzione dipende, come ha dimostrato Popper, dalla concezione, ora assai screditata, del lamarkismo di considerare il mondo esterno come un maestro.”

Nel parallelo tra selezione naturale e teoria della conoscenza, Popper tende ad escludere l’induzione dall’orizzonte metodologico (come processo fondante teorie solide e scientificamente verificabili/sostenibili) basandosi, come si evince dal passaggio di Bartley, anche sull’inefficacia del mondo esterno come generatore di modificazioni dirette sul DNA – che è l’analogo della teoria scientifica, nell’opinione di Popper. Di fatto, tutto quello che succede è un processo di eliminazione del DNA non valido (teorie fallaci) alla luce di specifiche condizioni ambientali avverse (controprove): l’influsso dei fattori esterni non ha invece un’azione continua e d’insieme sull’oggetto dell’evoluzione.

E questo, in senso darwiniano, ha effettivamente un significato comprovato, perché, salvo a livello di modificazioni quantistiche sul piano atomico (dovute ad esempio a radiazioni), l’ambiente non modifica direttamente il DNA (il genotipo) – e in questo modo l’esperienza, i dati, anche in ampio numero, non dovrebbero influenzare o modificare direttamente una teoria.

C’è però un punto critico in questa analogia, che provoca delle difficoltà sul piano del parallelismo funzionale.

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