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I paradossi della letteratura 06/04/2009
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I PARADOSSI DELLA LETTERATURA

Apprendimento e creatività allontanano il reale? Un nuovo profilo dell’incompletezza


Leggere è una delle attività centrali della vita di un individuo. La lettura, ci ricorda Corrado Augias nel suo libello programmaticamente intitolato, appunto, “Leggere”, è uno dei grandi piaceri dell’esistenza, uno di quei sentieri non strettamente logici che portano al disvelamento di facce del nostro essere a noi inizialmente precluse, o semplicemente nebulose, oscure.
È chiave di volta dell’immaginazione, è potenziamento della fantasia, è argano invisibile della percezione. Afrodisiaco, a volte.

E, soprattutto, come il senso comune delle generazioni passate ci insegna, quando siamo ancora bambini, leggere è lo strumento di emancipazione, di libertà. La scolarizzazione è stata la grande conquista delle folte schiere proletarie nel ‘900 – ogni conquista, ogni primario tentativo di perequazione tra classi passa innanzi tutto attraverso la capacità di comprendere il mondo e quindi, necessariamente, dalla lettura. Emblematico, in questo senso, è l’esempio del sindacalista Di Vittorio – comunista non fedele alla linea – che, bracciante, barattò i suoi pochi averi per comprarsi un dizionario. Per leggere e imparare, per fare di quella rara abilità la migliore delle spade a sua disposizione.

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