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Anime gemelle sė, ma eterozigoti. 18/10/2007
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PREMESSA. Si prega di leggere il seguente passo con:
A) senso dell’iperbole
B) tolleranza nei confronti del grottesco

ANIME GEMELLE. ETEROZIGOTI

Nel mondo sicuramente esiste la nostra anima gemella. Ce lo insegnano il senso comune, le canzoni di Bing Crosby, i jingle pubblicitari che impazzano a San Valentino. Ammettiamo che sia vero (e visto il numero di variabili che contraddistinguono il nostro carattere, che per giunta non è statico, pare difficile).

Il che significa, in altre parole: esiste una persona Y che ha una ‘natura’ tale da essere ‘perfetta’ per la persona X. Dunque, senza dubbio, una persona che ne corrisponde i sentimenti. Ma anche una persona che, nell’ordine, ha una compatibilità caratteriale sostanzialmente totale, una disposizione al compromesso largamente modellata sulle attitudini di X, una realtà fisica gradita e un senso estetico, uno spirito erotico e sensuale tali da esseri appagati dai caratteri fisici (nel senso globale del termine) di X. Questo per sintetizzare in modo – come dire – molto riduzionistico. A ciò si aggiunga che la definizione di “anima gemella” ha un connotato di unicità tale da rendere fuori luogo gli avverbi, prima utilizzati, “largamente”, “sostanzialmente”, ecc. Ammesso che ci sia, insomma, essa è unica. Perché volendo accettare che ne esistano due, dovremmo anche accettare la loro identità, o contraddire la definizione stessa di “anima gemella”. Insomma, se Y è realmente l’anima gemella di X, non può esserlo anche Z. E su questo tutti i romantici difensori del concetto non potranno che essere d’accordo – altrimenti sarebbero costretti a rivalutare poligamia, adulterio. O tolleranza delle variazioni dell’animo, ma questa è una storia complicata e inaccettabile, ricordano spesso gli stessi.


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