[theories]
Le radici del destino 01/10/2007
[output][theories][01/10/2007][ITA]

Fato/Destino/Caos

Il destino è imperscrutabile. Il fato è sfuggente, spesso incomprensibile, apparentemente necessario - esso giunge a dar conto di rivolgimenti inattesi, entra laddove la varianza casuale dell'universo sembra allinearsi con propositi, letture, predizioni. Contrariamente a quanto generò gli dei - l'inatteso, principalmente - il destino ci aiuta quando le cose si fanno più compatibili, più leggibili (paradosso!). Se il mondo dovrebbe errare imprendibile, al suo mostrarsi congruente, atteso e leggibile abbiamo una necessità intrinseca di inserire il concetto di atto volontario. Dobbiamo spiegare quale mano abbia posto su binari umanamente decodificabili - e spesso prevedibili, o in qualche modo intuiti a priori, attesi - fatti ed eventi che dovrebbero manifestarsi caoticamente. 

Il destino, però, non esiste. Sovrastrutturale come gran parte delle categorie mentali che applichiamo alla sostanza che ci circonda, esso è soltanto l'interfaccia, anzi, la maschera intepretativa che poniamo su una struttura altresì compatta e razionale (per quanto ingestibile e non compatibile con le nostre limitate risorse mentali e pratiche). E' un problema legato all'esubero di dati, alla quantità (più che alla qualità che si chiama in causa mettendo in gioco fato e volontà ulteriore): un percorso logico, nello svolgersi degli eventi, esiste e si costruisce per mezzo di infinite microvariazioni. Concetto, quello di infinità, che possiamo intendere intensivamente, ma non gestire per estensione - e quindi non ci è permesso di 'leggere'. Probabile, altresì, che la nostra ragione latente, che il nostro sostrato mentale, colga parzialmente i rapporti logici che presiedono allo sviluppo di questi eventi, in modo totalmente inconscio, percependo frammenti di progressione logica, attimi meccanicamente generati da una premessa. Possibile, quindi, che la nostra mente elabori, ricostruendo e integrando, un'idea di eventuale futuro, che tramutandosi in presente incontra l'aura della nostra premonizione, i contorni delle nostre incomplete intuizioni. E allora l'arrivo allo stato di realtà Y è generato logicamente dalle premesse [X',  X'',..., Xinf]. Sarebbe forse prevedibile e orientabile su diverse linee di realtà (perchè dialoghiamo con un mondo multiversale), se solo fossimo in grado di gestire l'infinità (e la compresenza di infinite variabili random), di percorrere in modo completo le linee guida di questi impianti deduttivi. Ma esiste quindi un percorso di necessità logica da quelle premesse alle loro conseguenze: solo che è una necessità così inabissata, complessa, multisistemica che non siamo in grado di computarla. Ma nel momento in cui alcuni frammenti vengono colti e verificati dalla realtà dei fatti presenti, in quanto uomini ci troviamo di fronte a strani ed inattesi profili di congruenza tra l'attuale e il presentito.

Ed il fato, dunque, ci serve ad uscire dall'impasse della spiegazione.

Diego K. Pierini


[1]